Recensione Critica Dr. Manuela Vannozzi

“Lorenzo Monegato: tra equilibrio e misura”

 

Nelle opere di Lorenzo Monegato si respira il suo mondo riflesso nell’attualità, in cui l’evidenza formale, nei ritratti di donne, soprattutto, ne esalta la misura dei ruoli, dove l’essere e le cose convivono in un reciproco rispetto. La scoperta e l’importanza del complemento oggetto non pone in discussione la funzione autorevole del soggetto. La convivenza tra spazio reale ed irreale appare possibile solo a condizione che ogni parte dell’opera dell’artista prenda coscienza della sua specificità esistenziale, ponendo in esse le condizioni essenziali per l’affermazione e la sopravvivenza della loro esistenza sulla superficie. Lorenzo Monegato, compone con poche figure. I suoi quadri traggono origine da un’educazione del gusto estremamente misurata e attenta a selezionare gli oggetti. E’ il logico approdo di chi, come il nostro autore, si è educato nel disegno e nella ripresa dei motivi classici, con una tendenza alla pittura intesa come quale costruzione di scene e di ambienti riecheggianti temi classico-formali.

In quest’ottica , però, l’artista inserisce un costante senso della misura che implica la riduzione del numero di immagini a pochi essenziali fattori, per elaborare una continuità di idee che deve essere percepita come un tema, costante al variare delle singole raffigurazioni. Se gli argomenti, in naturale accordo con le idee pittoriche della nuova maniera italiana, sono desunti dalle favole mitologiche, la struttura della composizione ad un modulo geometrico che prescinde, in qualche modo, dagli argomenti stessi. E’ facile infatti ravvisare nei dipinti di Lorenzo Monegato una tendenza al costruire secondo il modulo triangolare che racchiude implicitamente in sé le figure e crea raccordi necessari tra le immagini, alla luce di un principio di connessione che conferisce un senso narrativo. Questo non significa che l’adesione alla Nuova Maniera, sia stata per l’artista una scelta di comodo o un adeguamento a istanze non sue. Al contrario solo dentro le logiche della Nuova Maniera le aspirazioni artistiche del pittore hanno trovato un fine preciso e una serie di organizzazione formale. Quella di Lorenzo Monegato è una pittura di rigore, dove le molte rappresentazioni i soggetti hanno sempre uno scambio. Osservando le sue opere, il fruitore viene catapultato in un mondo o in un universo artistico fatto di colore. I suoi quadri sono un trionfo di timbri cromatici dalle varie tonalità così delicate e così magicamente integrate che si legge davvero quello che Monegato percepisce dell’arte, ovvero una poesia, un testamento dell’anima, un racconto di sé, un’autobiografia affidata solo alle sue creature, ai suoi paesaggi e alle sue creazioni. Quelle figure, quegli oggetti ingigantiti, quelle strutture, plasticamente affrontate su un piano ravvicinato secondo una precisa scansione geometrica, trattengono una loro intrinseca esplosività, e allo stesso tempo, alludono ad architetture classiche, a voci antiche che l’artista sembra possedere e padroneggiare con sapienza progettuale. L’artista governa con tanta sicurezza le occasioni strutturali ed i motivi compositivi tanto da collocare lo stile pittorico come di un manierista moderno, che riesce a mescolare sulla tela stilemi di tutte le discipline: architettura, scultura, pittura, ma senza sottrarsi al confronto con i tempi moderni, annusati con olfatto finissimo, lungo le scie di un secondo cubo-futurismo (con qualche rimando a De Pero), che va inoltre a incontrarsi con la contemporaneità, in originali ammiccamenti alla “Pop Art”.

I colori di Lorenzo Monegato, così aggressivi, lividi e alternativi, non sono i colori dei classici e della tradizione italiana. Queste opere si distinguono per le complesse composizioni a figure multiple, molte con tratti severi in bianco e nero, mentre altre sono decisamente forti con una generosa tavolozza di cromie calde e fredde contrastanti. Il pittore continua la sua esplorazione dei temi dell’alienazione, della solitudine, del corto circuito informatico, della tecnologia rampante, dell’aggressione industriale, dell’ambizione artistica, dei trucchi commerciali, dell’ipocrisia, della vuota idolatria, della produzione meccanica dell’arte, della pressione per una produzione fine a se stessa, e della compartimentalizzazione dell’animo umano.

Lorenzo Monegato si afferma così con una costruzione dell’immagine del protagonismo femminile teso ad affermare il modello “divorante”, della donna-virago, “amazzone” o “vedova nera” cinicamente adusa all’incessante e rituale “consumo” di amanti occasionali, che prefigura una nuova forma di soggettività in grado di annegare il classico dualismo maschile-femminile in un’identità simbolica potenzialmente androgina. Quest’ideale volontà di superamento “antropologico”, con l’avvento della “superfemmina” quale attuata espressione della modernità di costume futurista, non sembra contrastare i retaggi delle mitologie romantico-simboliste incarnate nell’inquetante “eccentricità” della femme damnè o fatale. Tale specifica raffigurazione, che destina all’esercizio distruttivo nei confronti del maschile la dislocazione di un emergente lato oscuro e “demoniaco” nel segno femminile, demanda la valenza espansiva delle potenzialità di emancipazione a una mera volontà di annientamento dell’altro da sé. Le strategie costruttive delle soggettività vengono così disancorate da qualsiasi orizzonte della significazione del genere, restringendo la visione del processo di ritrovamento dello status sessuato a primitiva sintesi conflittuale in cui le parti si riconoscono nella reciprocità della rispettiva e cristallizzata funzione simbolica, senza dunque porre in discussione e bensì rafforzando i vincoli della gerarchia patriarcale espressi nell’equilibrio di ruolo egemone/subalterno. Monegato pare muoversi in un abito mentale volto a recepire la realizzazione estetica quale prodotto di necessaria coniugazione col ciclo vitalistico della propria qualità esistenziale, in cui la teatralità de gesto assume la ritualità decadente di evento sublime, di costitutiva azione letteraria in luce, secondo le suggestioni dannunziane costruite attorno al lirismo narcisistico evocato dalla figura del poeta-vate ma anche con l’apporto emulativo degli istrionismi futuristi.

In queste opere appaiono inoltre precisi riferimenti all’enfasi anatomica che caratterizza l’iconografia femminile di alcune sculture paleolitiche (e perciò genericamente identificate come Veneri) rinvenute in Italia, Francia e Austria. Scartando comunque l’ideale puro di bellezza naturalistica vagheggiato dal grande artista francese, nella scultorea icasticità delle figurazioni “bloccate” e nell’alterazione delle proporzioni compositive l’artista trova riscontro nella paventata deformazione formale scompaginando disarmonicamente la composizione in una rappresentazione oggettiva che declina il rifiuto di asservirsi della prosaica “dittatura” della realtà fotografica. Il mantenimento della plasticità volumetrica della donna in primo piano denota però l’ipoteca di una traduzione decorativa a sapore intellettuale, atta a disattendere la geometrizzazione della decostruzione cubista apportata all’iconografia oggettuale. Lo stile pittorico di Monegato si coniuga opportunamente con gli ideali di un’arte esperita quale mezzo esteriore di comunicabilità e orientata da modalità astrattive fredde e controllate, cerebralmente intese a munirsi di un dispositivo realizzativo semplice ma originale, specificamente fondato su una linea compositiva curva e serpentinata, modellata attraverso contorni netti e marcati costruiti su basi cromatiche decisamente ridotte, e infine tesa al superamento di qualsiasi tensione guidata al sentimento o dall’innesto tumultuoso della passionalità. Le tele dell’artista propongono delle suggestioni legate al mondo contemporaneo, offrendo al fruitore paesaggi metropolitani con riferimenti all’alta moda, dove eleganti signore sfilano per le strade come delle Status Symbol. ma accanto all’apoteosi della modernità si denota la contraddittorietà di un parallelo processo di evoluzione del manierismo pontormiamo che volge al recupero di atteggiamenti formali neo-barocchi. In un procedimento graduale ma irreversibile, orientato verso l’assottigliamento dei volumi e un’accuratezza inusitata dei dettagli estetici, recupera attraverso la linea serpentinata il linguaggio manieristico degli sguardi incrociati e la costruzione di una sequenza narrativa. L’intaglio marmoreo delle forme si scioglie in visibile architettura delle proporzioni e volge le immagini in un’istanza naturalistica, verificando inoltre un’assimilazione dell’espressione erotica all’interno di fredde e astratte sintesi delle pulsioni sentimentali. L’ingombrante plasticità delle vesti rinuncia al monolitismo dell’avvolgimento corporeo, al realistico movimento dei fluenti passaggi d’aria, fungendo inoltre da mezzo disvelativo delle forme anatomiche sottostanti attraverso il gioco ambiguo delle trasparenze sottili.

 

Critical review of Dr. Manuela Vannozzi

"Lorenzo Monegato: between balance and measure"

 

In the works of Lorenzo Monegato one breathes his world reflected in current affairs, where the formal evidence in portraits of women above all exalts the measurement of roles, where being and things coexist in mutual respect. The discovery and the importance of object complement does not question the authoritative function of the subject. The cohabitation between real and unreal space appears possible only on the condition that each part of the artist's work becomes aware of its existential specificity, placing in them the essential conditions for the affirmation and survival of their existence on the surface. Lorenzo Monegato, composes with few figures. His paintings derive from an extremely measured and careful taste education to select objects. It is the logical landing place for someone who, like our author, has educated himself in drawing and resuming classical motifs, with a tendency towards painting understood as a construction of scenes and environments re-echoing classical-formal themes.

In this perspective, however, the artist inserts a constant sense of the measure that involves reducing the number of images to a few essential factors, to elaborate a continuity of ideas that must be perceived as a theme, constant with the variation of individual representations. If the arguments, in natural agreement with the pictorial ideas of the new Italian way, are derived from mythological fables, the structure of the composition to a geometric form that disregards, in some way, from the arguments themselves. In fact, it is easy to recognize in Lorenzo Monegato's paintings a tendency to build according to the triangular form that implicitly contains the figures and creates necessary connections between the images, in the light of a connection principle that gives a sense of narration. This does not mean that joining the New Manner, was for the artist a choice of convenience or an adjustment to instances not his. On the contrary, only within the logic of the New Manner the artistic aspirations of the painter have found a precise end and a series of formal organization. That of Lorenzo Monegato is a painting of rigor, where the many representations the subjects always have an exchange. By observing his works, the user is catapulted into a world or an artistic universe made of color. His paintings are a triumph of chromatic timbres of various tones so delicate and so magically integrated that we can really read what Monegato perceives about art, that is a poem, a testament of the soul, a story of himself, an autobiography entrusted only to his creatures, his landscapes and his creations. Those figures, those magnified objects, those structures, plastically faced on a close plane according to a precise geometric scan, retain their intrinsic explosiveness, and at the same time, allude to classical architectures, to ancient voices that the artist seems to possess and master with design knowledge. The artist governs with such security the structural occasions and the compositional motifs so as to place the pictorial style as a modern mannerist, which manages to mix on the canvas styles of all disciplines: architecture, sculpture, painting, but without escaping the comparison with modern times, smelled with very fine smell, along the trails of a second cube-futurism (with some reference to De Pero), which also goes to meet with the contemporary, in original winks to the "Pop Art".

The colors of Lorenzo Monegato, so aggressive, bruised and alternative, are not the colors of the classics and of the Italian tradition. These works are distinguished by the complex compositions of multiple figures, many with severe black and white, while others are decidedly strong with a generous palette of warm and cold contrasting colors. The painter continues his exploration of the themes of alienation, loneliness, the computer short circuit, rampant technology, industrial aggression, artistic ambition, commercial tricks, hypocrisy, empty idolatry, the mechanical production of art, of pressure for a production that is an end in itself, and of the compartmentalization of the human soul.

Lorenzo Monegato thus affirms itself with a construction of the image of female protagonism aimed at affirming the "devouring" model, of the virg-woman, "Amazon" or "black widow" cynically accused of the incessant and ritual "consumption" of occasional lovers, which prefigures a new form of subjectivity capable of drowning the classic male-female dualism in a potentially androgynous symbolic identity. This ideal will to overcome "anthropological", with the advent of the "superfemmina" as implemented expression of the modernity of Futurist custom, does not seem to contrast the legacies of romantic-symbolist mythologies embodied in the incantric "eccentricity" of the femme damnè or fatal. This specific representation, which directs the destructive exercise towards the masculine to the dislocation of an emerging dark and "demonic" side in the feminine sign, demanda the expansive value of the potential of emancipation to a mere desire to annihilate the other from oneself. The constructive strategies of subjectivities are thus disengaged from any horizon of gender signification, restricting the vision of the process of finding sexual status to primitive conflictual synthesis in which the parties recognize each other in the reciprocity of the respective and crystallized symbolic function, without therefore questioning and rather by strengthening the constraints of the patriarchal hierarchy expressed in the balance of hegemonic / subordinate role. Monegato seems to move in a mental habit aimed at incorporating the aesthetic realization as a product of necessary conjugation with the vitalistic cycle of his existential quality, in which the theatricality of gesture assumes the decadent rituality of sublime event, of constitutive literary action in light, according to the suggestions D'Annunzio, built around the narcissistic lyricism evoked by the figure of the poet-vate but also with the emulative contribution of the futurist histrionisms.

In these works also appear precise references to the anatomical emphasis that characterizes the female iconography of some Paleolithic sculptures (and therefore generically identified as Venuses) found in Italy, France and Austria. However, discarding the pure ideal of naturalistic beauty cherished by the great French artist, in the sculptural icasticity of the "blocked" figures and the alteration of the compositional proportions, the artist finds confirmation in the fearful formal deformation disharmonically disorganizing the composition in an objective representation that declines the refusal to be subjected to the prosaic "dictatorship" of photographic reality. The maintenance of the volumetric plasticity of the woman in the foreground, however, denotes the mortgage of a decorative translation with an intellectual flavor, capable of disregarding the geometrization of the cubist deconstruction brought to object iconography. The pictorial style of Monegato is opportunely combined with the ideals of an art experimented as an external means of communicability and oriented by cold and controlled abstract modes, cerebrally intended to have a simple but original realization device, specifically based on a curved and compositive line serpentinata, modeled through sharp and marked outlines built on decidedly reduced chromatic bases, and finally tended to overcome any tension guided by the feeling or by the tumultuous grafting of the passion. The artist's canvases offer suggestions linked to the contemporary world, offering the viewer metropolitan landscapes with references to high fashion, where elegant ladies parade through the streets like the Status Symbol. but next to the apotheosis of modernity there is the contradictoriness of a parallel process of evolution of the pontormanistic mannerism that turns to the recovery of formal neo-baroque attitudes. In a gradual but irreversible process, oriented towards the thinning of the volumes and an unusual accuracy of the aesthetic details, he recovers through the serpentine line the manneristic language of crossed looks and the construction of a narrative sequence. The marble carving of the forms melts into a visible architecture of proportions and turns the images into a naturalistic instance, verifying also an assimilation of the erotic expression within cold and abstract synthesis of sentimental impulses. The cumbersome plasticity of the garments renounces the monolithism of the corporeal winding, the realistic movement of the flowing air passages, also acting as a means of revealing the underlying anatomical forms through the ambiguous play of subtle transparencies.


METROPOLIS - MOSTRA PERSONALE NEW YORK

Recensione critica a cura di Artifact Gallery

 

La visione artistica di Lorenzo Monegato è tratta dal mondo intorno a lui e da quella della sua immaginazione. Il suo ampio repertorio di lavoro è intensamente personale, che riflette la sua formazione come un architetto, con una visuale apertamente fantasmagorica.

Nelle sue tele colorate su larga scala possiamo vedere elementi che fanno riferimento agli archetipi culturali moderni e tradizionali, che ispirano l'artista nelle sue esplorazioni delle risposte intuitive verso l'esterno.  Queste immagini incorporano dettagli architettonici e presentano narrazioni drammatiche che sono radicate in un'inchiesta moderna e post-moderna del ruolo delle forze culturali che dirigono la vita interiore ed esteriore dell'uomo dal noto e il rappresentabile.

Nel riesaminare il lavoro di Monegato è evidente che egli è in grado di esplorare i confini di rottura tra i sistemi di classificazione nel mondo dell'arte.  Questo può essere visto nella maggior parte dei suoi dipinti colorati con una generale e animata continiutà tra oggetti urbani. 

Un altro aspetto del lavoro dell'artista è la sua qualità manipolativa, che viene rafforzata attraverso immagini graficamente ripetute, rispecchiate e ruotate. 

È il senso inquietante dello spostamento e regolarizzazione spesso evidente nella visione dell'artista, che dà il suo impatto e la sua carica. La specificità di ogni immagine suggerisce un esemplare di un ordine di recente scoperta, che noi stiamo per percepire per la prima volta.

Ogni tela è un’abile mescolanda di colori: la sua bellezza mozzafiato e multicromatica suggerisce una specialità del’artista nell’esattezza e un’apertura a forme imprevedibili.

All'interno di questa apertura si trova l'ambiguità, che offre un'espressività tangibile per gran parte del lavoro di Monegato.Più spesso l'artista esplora la forza visiva retorica di mettere in evidenza il rapporto tra sue forme architettoniche.Il risultato è un precario equilibrio di composizioni tridimensionali in cui le parti a ruota libera e la loro sintesi si contendono l'attenzione.

Vi è una conversazione tra le parti che si svolgono nelle opere dell'artista che animano l'esperienza visiva per lo spettatore. Esso comprende riflessioni e speculazioni circa le forze tra completamento e differimento, tra ordine e disordine, tra centraggio e dissoluzione.

Le corrispondenti permutazioni visuali sono riccamente esplorate attraverso l’agile uso della geometria urbana di Monegato dove l'enfasi nel lavoro è il senso del divenire piuttosto che una spinta verso il concretizzazione dell’ essere. 

I segni costitutivi dell'artista che lascia tra le sue superfici, prevalentemente danno un senso di presenza dell'esperienza vissuta, di uno spazio adeguatamente e completamente esplorato e abitata dalla mente, uno spazio che è diventato un luogo di riflessione privata.

In tutti i suoi sforzi artistici è fatto chiaro che Lorenzo Monegato sta producendo arte che raggiunge tutti, in termini universali, per toccare tutti su diversi livelli.  Forse la qualità più impressionante che emerge da ogni sua tela è l’azionamento ritmico che forma una coreografia visiva delle parti relative all'intero, nonchè sottili tonalità sfumate superficiali connesse in modo vitalistico alle forme compositive.  Il dramma avvincente della sospensione tra reale e irreale pervade tutte le pitture di Monegato.  Questo senso misurato di attesa sembra sorgere spontaneamente e naturalmente fuori dal processo di costruzione dell’artista. 

Questo stile di lavoro, così orientato  ai flussi e riflussi di energie creative, è stato affinato nel corso del tempo, al fine di sfruttare determinati fattori e condizioni.

 

METROPOLIS - PERSONAL EXHIBITION NEW YORK

Critical review of Artifact Gallery

 

Lorenzo Monegato’s artistic vision is drawn equally from the world around him and that of his imagination. His expanded agenda ranges from work that is intensely personal, reflecting his formal training as an architect, to the overtly phantasmagoric. In his large-scale pigment prints we can see elements referring to both modern and traditional cultural archetypes, which inspire the artist in his explorations of the intuitive responses to the exterior. These images incorporating architectural details and present dramatic narratives which are rooted in a modern and post modern inquiry of the role of cultural forces as they direct man’s inner and outer life away from the known and the representable. 

 

In reviewing Monegato’s work it is evident that he is in a position to explore the ruptured boundaries between classifying systems in the art world. This can be seen in most of his colorful paintings with overall animated continuum between urban objects. Another aspect of the artist’s work is its manipulated quality, which is reinforced through repeated, mirrored or rotated graphic imagery. It is the uncanny sense of displacement and often overt regularization in artist's vision, which gives its impact and its charge. The specificity of each image suggests a specimen of a newly discovered order, which we are perceiving for the first time. Each print is an adroit melange: its breath-taking taxonomic beauty suggests the artist's delight in exactitude and openness to unpredictable forms. Within this openness lies the ambiguity, which offers a tangible expressiveness to much of Monegato’s work. 

       

More often than not the artist explores the visually rhetorical force of highlighting the relationship between his architectural forms. The result is precariously balanced three-dimensional compositions whose freewheeling parts and their synthesis vie for attention. There is a conversation between parts that take place in the artist’s works that animate the visual experience for the viewer. It includes ruminations and speculations about the forces between completion and defferral, between order and disorder, between centering and dissolution.

The corresponding visual permutations are richly explored through the Monegato’s nimble use of urban geometry where the emphasis in the work is a sense of becoming rather than a drive toward the concretisization of being. The constitutive marks the artist leaves on and between his mostly steel and wood surfaces always give a sense of presence of lived experience, of a space properly and fully explored and inhabited by the mind, a space that has become a place for private reflection.

 

In all of his artistic endeavors what is made clear is that Lorenzo Monegato is producing art which reaches out in universal terms to touch everyone on different levels. Perhaps the most impressive quality that emerges out of each sculpture is its rythmic drive which forms a visual choreography of parts related to the whole, as well as of subtle, nuanced surface tonalities connected in vitalistic ways to compositional shapes. The compelling drama of energized suspension pervades all of Monegato’s paintings. This measured sense of anticipation seems to arise spontaneously and naturally out of building process. This working style, so geared to the flows and ebbs of creative energies, has been honed over time in order to exploit certain factors and conditions.